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Ponte di Genova, la posa dell’ultima campata. Conte: “Mai più tragedie come questa”

ponte genova nuovo

Le sirene, ancora una volta. Come per il primo varo, il primo ottobre. E come per l’esplosione delle pile di levante, il 28 giugno. Questa volta suonano per celebrare i mille e sessantasette metri definitivamente raggiunti. Le due sponde del torrente Polcevera tornano a unirsi e la valle riacquista il suo tradizionale skyline. Sotto la pioggia, alle 11.59, è stato completato il varo in quota dell’ultimo dei diciannove impalcati del nuovo ponte di Genova, il viadotto che sostituirà il Morandi, tragicamente crollato il 14 agosto 2018, portando via con sé 43 vittime. Oltre al commissario Marco Bucci e al governatore Giovanni Toti, ci sono il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli.

I LAVORI EFFETTUATI

Anche “la chiave”, come viene chiamato in gergo l’ultimo pezzo che va a completare l’opera, è al suo posto. Il puzzle è stato completato con i 44 metri che hanno unito le pile 11 e 12, accompagnati a 40 metri di altezza dagli strand jack, i martinetti idraulici, con un’operazione iniziata ieri poco dopo le 14, nonostante il meteo non troppo clemente. L’ultimo metro e mezzo e’ stato percorso stamattina. Bandiera della città, la croce di San Giorgio rossa in campo bianco, in bella vista come sempre, e bandierine tricolori, oltre ai loghi dei costruttori. Un anno e tredici giorni dopo la posa del primo palo, il 15 aprile 2019 (anche se i lavori erano gia’ iniziati un paio di settimane prima con il palo prova). Era, invece, il 25 giugno quando si celebrò la prima colata di cemento e il primo ottobre quando il primo impalcato saliva in quota. Ed era il 15 dicembre 2018 quando le prime gru iniziavano ad allestire il cantiere della demolizione: sembra passata un’era, ma è solo un anno, quattro mesi e tredici giorni.

Un po’ di più del previsto: colpa dell’amianto che ha allungato i tempi della demolizione del vecchio Morandi, colpa del maltempo e anche un po’ del covid. Nei primissimi piani del sindaco e commissario Marco Bucci, l’operazione di oggi sarebbe dovuta avvenire tra Natale e fine 2019. Così come l’inaugurazione del nuovo viadotto era prevista il 15 aprile. Invece, per il taglio del nastro si dovra’ aspettare ancora un po’, verosimilmente metà luglio. Perchè il ponte-nave, disegnato da Renzo Piano, progettato da Italferr e realizzato dal Salini Impregilo e Fincantieri, unite per l’occasione nel consorzio Pergenova, sia completato ci vuole ancora una lunga serie di passaggi fondamentali. Intanto, bisogna completare l’installazione degli ultimi carter laterali e delle velette per concludere la struttura entro il 10 maggio. Poi verranno rimossi tutti gli appoggi e inizierà la manovra di centraggio e collocamento di tutto l’impalcato nella sua sede definitiva, 26 centimetri più in basso dell’attuale. Un po’ come quando si assembla un mobile a casa, si mettono tutte le viti e si dà l’ultima stretta solo a lavoro completato. Dopodichè, si potrà iniziare la preparazione della soletta in calcestruzzo su cui, infine, verrà gettato l’asfalto. A quel punto, collaudo statico e taglio del nastro. Nel frattempo, saranno terminati anche tutti i lavori per la dotazione tecnologica del nuovo ponte. E, si spera, la messa in sicurezza dell’elicoide che collega la struttura al resto del nodo autostradale genovese.

CONTE: “FERITA NON SARÀ MAI COMPLETAMENTE RIMARGINATA”

 “Da questa tragedia traiamo un’esperienza: ci stiamo impegnando al massimo perchè tragedie del genere non si ripetano più”. Cosi’ il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Genova per il varo dell’ultimo impalcato del ponte sul Polcevera. “Siamo consapevoli che i giudizi sulle responsabilità di quanto accaduto non si sono ancora completati e devono completarsi”, aggiunge il premier.

“La mia presenza è testimonianza del fatto che lo Stato non ha mai abbandonato Genova. L’abbiamo detto da subito: Genova non sarà lasciata sola. Oggi suturiamo una ferita, ricongiungiamo una fondamentale arteria di comunicazione al cuore di questa città”, aggiunge il premier. “Una ferita che non potrà mai essere completamente rimarginata perche’ ci sono 43 vittime che non dimentichiamo. Non dimentichiamo il dolore dei familiari”, aggiunge il premier.

“Dalla citta’ della Lanterna, oggi si irradia una nuova luce sull’Italia. Il modello Genova cercheremo di replicarlo, tanto piu’ oggi che stiamo vivendo questa emergenza”, conclude Conte.

CONTE: “SI PUÒ PARLARE DI MIRACOLO, SENZA ENFASI”

“Questa giornata ha un valore concreto specifico e anche simbolico. Il valore concreto è che c’è un progetto reale che sta giungendo a completamento. Si può parlare di miracolo senza enfasi. Questo progetto si compie in estrema rapidità perchè ciascuno ha svolto il proprio compito, nei tempi brevissimi che piu’ o meno ci eravamo prefissati”. “La portata simbolica- prosegue il premier- è perchè questo è il cantiere dell’Italia che sa rialzarsi, che si rimbocca le maniche, che non si lascia abbattere né sopraffare da una tragedia così dolorosa, che mette insieme competenze, spirito di sacrificio, senso di responsabilità. Ciascuno fa la propria parte e si porta a casa un risultato straordinario”

CONTE: “DOPO BUIO, LUCE CHE DÀ SPERANZA A ITALIA INTERA”

Genova ci offre un modello per l’Italia intera. Questa comunità ha saputo riprendere il cammino: dopo il buio, può vedere la luce. Una luce che dà speranza all’Italia intera”.

CORONAVIRUS, CONTE: “PIÙ GRANDE TRAGEDIA DA DOPOGUERRA A OGGI”

 “La suturazione di questa ferita giunge in un periodo di particolare emergenza, che non avremmo mai pensato di dover affrontare, un’emergenza a tutto tondo. In Europa è la più grande tragedia, emergenza, sfida che affrontiamo dal dopoguerra a oggi”. “Per quanto oggi non possa essere propriamente un giorno di festa perchè origina da una tragedia- aggiunge il premier- dalla città della Lanterna si irradia una nuova luce sull’Italia: da Genova restituiamo un nuovo volto all’Italia intera”. Per il primo ministro, “Genova ci insegna che il più grande atto di amore che dobbiamo a noi stessi e all’Italia è impegnarci a ripartire insieme e prenderci per mano, farci forza l’un l’altro e mostrarci solidarietà. Nel presupposto che ciascuno sappia che cosa deve fare, che faccia il suo compito. Se lavoreremo in questo modo, pur nella consapevolezza delle difficoltà incredibili che stiamo affrontando, noi avremo coraggio, determinazione e una direzione da inseguire. Non ci fermeremo ad additare nemici ma avremo affetti da sostenere e proteggere”.

BUCCI: “RICONGIUNGIAMO VALLE MA PONTE NON ANCORA FINITO”

“Pe Zena e pe San Zorzo”. Cioè: “Per Genova e per San Giorgio”. E’ il grido dei crociati genovesi quello che il sindaco Marco Bucci fa risuonare con orgoglio durante la cerimonia di varo dell’ultimo impalcato del nuovo ponte sul Polcevera. “Il ponte non è finito. Lo dico con il cuore in mano. Oggi è una bella festa, in cui celebriamo il ricongiungimento della valle- precisa il primo cittadino e commissario per la ricostruzione- questo nastro d’acciaio finalmente riunisce le due parti della valle. Noi genovesi abbiamo nel cuore, nell’anima e nella mente il ricordo della giornata in cui il nastro che c’era prima è crollato. Dedichiamo questa giornata a quelle 43 vittime, ci ricorderemo di loro per sempre e lo faremo con un memoriale sotto il nuovo ponte. Uno spazio progettato assieme alle famiglie”. Bucci ringrazia tutte le maestranze “che hanno lavorato tutti i giorni. Ci siamo fermati solo a Natale. Questo è l’esempio per la città di Genova, per la nostra storia e per tutto il Paese”.

INAUGURAZIONE A META’ LUGLIO

L’inaugurazione sarà verso metà, fine luglio. Lo consegneremo al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, poi decideranno loro a chi darlo”, fa sapere Bucci. In passato il primo cittadino aveva affermato che avrebbe consegnato il ponte ad Autostrade per l’Italia, attuale concessionario della tratta. “Verso metà, fine maggio decideremo anche il nome”, conclude Bucci.

BUCCI: “A CONTE PRESENTO GRANDE PIANO PER RILANCIO CITTÀ”

“Presenterò al presidente Conte un progetto importante per Genova, con investimenti in infrastrutture e tecnologie, per poter lanciare Genova tra le migliori città d’Europa. Per i dettagli è troppo presto, ne parleremo. Ma oggi è il giorno giusto per presentarglielo”, aggiunge il primo cittadino.

BUCCI: “MODELLO PONTE PER TUTTE LE OPERE PUBBLICHE”

“Il modello Genova è un modello replicabile, con cui devono essere gestite le opere pubbliche e anche altri progetti. Si tratta di ammazzare la burocrazia, assumersi delle responsabilità, tirarsi su le maniche ed evitare polemiche strumentali perchè i cittadini vogliono i fatti”.

BUCCI: “RICONGIUNGIAMO VALLE MA PONTE NON ANCORA FINITO”

“Pe Zena e pe San Zorzo”. Cioè: “Per Genova e per San Giorgio”. E’ il grido dei crociati genovesi quello che il sindaco Marco Bucci fa risuonare con orgoglio durante la cerimonia di varo dell’ultimo impalcato del nuovo ponte sul Polcevera. “Il ponte non è finito. Lo dico con il cuore in mano. Oggi è una bella festa, in cui celebriamo il ricongiungimento della valle- precisa il primo cittadino e commissario per la ricostruzione- questo nastro d’acciaio finalmente riunisce le due parti della valle. Noi genovesi abbiamo nel cuore, nell’anima e nella mente il ricordo della giornata in cui il nastro che c’era prima è crollato. Dedichiamo questa giornata a quelle 43 vittime, ci ricorderemo di loro per sempre e lo faremo con un memoriale sotto il nuovo ponte. Uno spazio progettato assieme alle famiglie”. Bucci ringrazia tutte le maestranze “che hanno lavorato tutti i giorni. Ci siamo fermati solo a Natale. Questo è l’esempio per la città di Genova, per la nostra storia e per tutto il Paese”.

fonte: AgenziaDIRE.it

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