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QUANDO C’È LA SALUTE C’È TUTTO

mauro biani covid

Da circa tre mesi non si parla di molto altro se non del coronavirus. Già dal mese di gennaio, nell’editoriale pubblicato, facevo riferimento alla possibilità che l’emergenza allora confinata soltanto in Cina avrebbe potuto portare ad una pandemia globale con una conseguente crisi economica oltre che umanitaria. A distanza di neanche troppo tempo si rimane perplessi su come le cose siano cambiate repentinamente e, con lo stesso principio, come potranno ulteriormente cambiare da qui ad altri tre mesi, per non pensare addirittura da qui alla fine dell’anno.

Attualmente siamo nel passaggio alla così detta “fase 2”, alla quale, da bravi italiani che si riducono all’ultimo a fare le cose, non siamo assolutamente preparati. Dal 4 maggio non ci sarà ancora l’app Immuni, né saranno stati fatti i test sierologici che sembravano prerequisito per aprire a questa nuova fase, né allo stesso tempo si sarà risolto il problema dei contagi in casa per isolare efficacemente i positivi dal resto dei familiari.

Sembra piuttosto di stare tornando alla fine di febbraio, quando si diceva di non fermarsi, si invitava la gente ad andare a mangiare nei ristoranti cinesi (al tempo era visto come un problema confinato al Paese asiatico) a fare aperitivi con tanto di foto social, con l’esito al quale purtroppo abbiamo assistito tutti. Speriamo di non incappare nuovamente nello stesso errore, affinchè la fase 2 non sia una sorta di riedizione della “fase 0”, auguriamoci che il senso di responsabilità di ognuno prevalga ancor prima di quello a cui le istituzioni si stanno sforzando di obbligarci a sottostare. Soprattuttto perchè sarebbe veramente incredibile ed avvilente dover prendere atto che non siamo riusciti a fare tesoro di quanto accaduto qualche manciata di settimane fa e di aver mandato in fumo quasi due mesi di quarantena.

Purtroppo a tratti sembra come se il nemico non fosse il virus, ma le misure prese per combatterlo. Addirittura per molti risulta più facile credere che ci sia un qualche tipo di complotto, o che ci sia qualcuno che ci stia speculando sopra per accrescere i propri poteri, pur di non ammettere di dover cambiare le proprie abitudini di vita e soprattutto di accettare che i propri egoismi non possano avere la priorità sul mondo che li circonda.

L’esempio dell’influenza spagnola del 1918 dovrebbe farci riflettere, dato che dopo una prima ondata che stava per esaurirsi in primavera, si decise di riaprire tutto in modo indiscriminato, arrivando a generare una seconda ondata ben peggiore proprio durante l’estate. Per quanto riguarda i numeri infatti, non c’è da abbassare l’attenzione. Se il tasso di mortalità grezzo in Italia è di circa il 13%, bisogna intendere che i 2mila circa nuovi contagiati al giorno (gli stessi che avevamo il 10 marzo quando si decise di chiudere tutto) si traducono in modo matematico in circa 260 futuri decessi certi, che si riscontrano infatti nei circa 300 caduti che quotidianamente ancora abbiamo. Ugualmente non si può neanche stare sereni soltanto perchè le terapie intensive non sono intasate, dato che è come dire di non preoccuparsi perchè c’è posto per tutti per andare a morire, considerando che circa il 50% di chi ci entra non ne esce vivo.

Questa è una malattia di cui conosciamo ancora molto poco. Non sappiamo se chi l’ha contratta rimane realmente immune e che conseguenze questo virus comporti all’organismo anche una volta che si è sconfitto, essendo ormai constatato attaccare più organi e non soltanto i polmoni. Inizialmente si pensava fosse una semplice influenza che metteva a rischio principalmente gli anziani e coloro che avevano malattie pregresse; ora scopriamo che può creare sindromi autoimmuni nei bambini, ictus ai giovani adulti e colpire sostanzialmente tutte le fasce d’età.

A Wuhan in Cina hanno riaperto quando avevano 5-6 nuovi contagi al giorno, dopo 78 giorni di lockdown rigorosissimo, nel quale chi lo violava veniva fucilato e le persone venivano incentivate con delle ricompense in soldi qualora avessero denunciato sospetti contagiati o comportamenti errati dei propri concittadini. In questo modo (umanamente sbagliato) sono riusciti a sconfiggere il virus ed a riprendere una quotidianità accettabile, seppur procedendo attualmente in modo incerto tra inevitabili focolai di ritorno e nuove zone rosse.

Siamo da sempre abituati a dei ritmi frenetici, nei quali ci si stufa presto di tutto o si cambia opinione nel giro di un mese (così come evidenziato nell’ultimo sondaggio in cui la Lega ha perso quasi il 6% di consensi negli ultimi 30 giorni e il 10% in un anno, tanto per fare un esempio) e non riusciamo più ad accettare qualcosa di duraturo se non addirittura di definitivo. Componente principale di questo atteggiamento è la scarsa memoria e l’eterno presente nel quale sembriamo calati da qualche decennio. Questo virus ci sta facendo cambiare prospettiva su molte cose e credo che molte ancora ne cambierà.

Filippo Piccini

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