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Angeli di desolazione // Jack Kerouac

angeli di desolazione jack kerouac

Nell’estate del 1956 Jack Kerouac trascorse circa due mesi come avvistatore di incendi sulla cima della Desolation Peak: dormiva in un sacco a pelo e scriveva a un tavolo di fronte al Monte Ozomeen che per lui simboleggiava “il Vuoto” buddista. In quel posto scrisse gli haiku e il diario che inserirà in Angeli di desolazione.

Si tratta forse del libro in cui Kerouac delinea con maggiore chiarezza i ritratti dei protagonisti della Beat Generation (i personaggi del libro, infatti, sono tutti reali anche se presentati con degli pseudonimi) e in cui mostra apertamente il tormento in lui sempre presente tra la ricerca della solitudine e l’accettazione del “Nulla” della dottrina buddista da un lato e l’incalzare della vita quotidiana dall’altro. Il 1956, anno in cui l’opera è ambientata, è uno dei più ricchi di fermento per i leader della Beat Generation; l’anno successivo, infatti, sarà quello della pubblicazione di Sulla strada, che darà a Kerouac grande notorietà e ricchezza ma che segnerà anche la fine dei suoi vagabondaggi, portando l’autore verso quel decadimento fisico e morale che descriverà in Big Sur.

Angeli di desolazione, che è di fatto una sorta di continuazione de I vagabondi del Dharma, non è soltanto il documentario di un’epoca di estasi e di inquietudini: è anche una meditazione sull’altalena che tiene in bilico lo scrittore tra il “Nulla” della dottrina buddhista e l’avventuroso incalzare della vita quotidiana.

Fa parte della tematica Beat quello che Kerouac definisce all’inizio del libro lo scopo della vita: «Perché dovremmo vivere se non per discutere l’orrore e il terrore di tutta questa vita?». Ma è una vita che poi non sembra né orribile né terribile al momento di affrontarla, quando il periodo di meditazione in montagna è finito, con l’esclamazione: «Ma che gioia, il mondo! Vado!», anche questo in piena tematica Beat, con l’interpretazione di felicità per la scoperta del mondo. Realizzando come sempre il suo leggendario flusso di energia vitale Kerouac esclama: «Tienti saldo, amico, riprendi amore alla vita e scendi giù da questa montagna e sii semplicemente, sii, sii le infinite fertilità dell’unica mente dell’infinito, non far commenti, lagnanze, critiche, lodi, ammissioni, parlari, fulminanti stelle di pensiero, ma solo scorri, scorri, sii tutto te stesso, sii ciò che è, e soltanto ciò che sempre è».

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