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A Diosa. La leggenda di Nenè // Angelo Deiana

a diosa libro

A Diosa, che in lingua sarda significa Alla Dea, è il titolo di una poesia a due voci – A Diosa e A Diosu – in cui due amanti si scrivono, scambiandosi le battute che Andrea Parodi e i Tazenda hanno inserito nella canzone Non potho reposare, vero filo conduttore del romanzo d’esordio di Angelo Deiana. Ogni capitolo, infatti, è introdotto da due versi della poesia, che diviene il collante di un’opera dove magia e destino sono legati a doppio filo con la storia e la tradizione della Sardegna. A riavvolgere quel filo, districando matasse di ricordi, è un giovane insegnante viterbese, che in 240 pagine coinvolge il lettore in un viaggio dal quale ritornerà inevitabilmente cambiato.

Un po’ come accade al protagonista, Damiano Marras, giornalista trentaquattrenne che lavora per un settimanale d’approfondimento e si trova davanti un’occasione irrinunciabile per sfuggire, finalmente, al dramma del precariato: in un giorno caldissimo dell’estate laziale – siamo a Viterbo – il caporedattore della rivista, conoscendo le origini sarde del suo giovane sottoposto, lo incarica di un reportage sui borghi-fantasma dell’isola, scarsamente popolati e in via d’estinzione. Tra di essi c’è Ardauli, in provincia di Oristano, luogo d’origine del ramo paterno della famiglia di Damiano, scrigno di memorie relegate per anni al campo dell’insondabile, per motivazioni che papà Marras ha scelto di non condividere con il figlio, lasciandolo così estraneo alle proprie radici. L’unico anello di congiunzione con il passato, a dir la verità dimenticato sotto una coltre di cinismo e disincanto, è una fotografia che rappresenta la formazione del Cagliari nella stagione mitica in cui vinse lo scudetto (1969-70) e nella quale compare, tra gli altri, Claudio Olinto de Carvalho, l’uomo che tutti chiamavano Nenè.

E così quella che doveva essere una trasferta lavorativa diventa un percorso di ricerca delle origini, quasi una formazione, sullo sfondo di una Sardegna inedita, fatta di paesini quasi dimenticati ma straripanti di vita, dove i paesaggi aridi, secchi di sole, vivono un tempo lento, scandito dalle memorie dei vecchi: c’è l’accoglienza di zia Bonacatta, il calore di una famiglia allargata che sente il peso delle tradizioni, ci sono le storie mirabolanti di Gavino Ore, l’amico del nonno, preziosa miniera di aneddoti e ricordi, ma anche le voci sagge degli anziani che Damiano intervista per dare corpo al suo reportage. È l’incontro fra generazioni e punti di vista diversi, che si riequilibrano nella naturalezza di un sistema di valori condivisi. Con penna delicata e sognante, ma cristallina, Deiana riesce a calarsi perfettamente nei panni del protagonista, che scopre se stesso ricalcando le orme di chi l’ha preceduto, ripercorrendo le tappe della formidabile amicizia tra suo nonno e Nenè, l’eroe venerato durante l’infanzia e poi dimenticato, l’anima del Cagliari migliore di sempre. E grazie a lui, un po’ folle e un po’ stregone, Damiano scioglie i nodi che ingarbugliano i sogni confusi di un trentenne di oggi, preso di sorpresa in un ciclone emotivo sconvolgente ma al contempo salvifico, una sorta di iniziazione necessaria ad affrontare le incombenze della vita adulta.

Chiara Dalmasso

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