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21 luglio 1798: la battaglia delle piramidi

la battaglia delle piramidi

La battaglia delle piramidi è stata una battaglia combattuta il 21 luglio 1798 tra l’esercito francese in Egitto sotto la guida di Napoleone Bonaparte e le forze dei neo-Mamelucchi condotte da Murād Bey e Ibrāhīm Bey, in cui Bonaparte utilizzò una delle sue tecniche militari più significative: il grande quadrato divisionale.

Nell’intento di colpire la rivale Inghilterra proprio nei suoi interessi coloniali, Napoleone sbarca ad Alessandria d’Egitto il 1 luglio e dopo una lunga marcia nel deserto sino alla zona monumentale di Giza, il 21 luglio le sue divisioni sconfiggono i mamelucchi di Murād Bey e Ibrāhīm Bey.

Napoleone capì che la cavalleria era, tra le forze egiziane, un’arma in cui erano tra i migliori del mondo e la sola in grado di essere pericolosa sul campo di battaglia. Egli, al contrario, aveva una cavalleria molto meno numerosa e il suo esercito era numericamente inferiore di due o tre volte: 25.000 Francesi contro 50.000-75.000 Egiziani. Fu dunque costretto alla difensiva e organizzò il suo esercito in modo da formare “quadrati” con al centro l’artiglieria e la cavalleria, riuscendo in questo modo a disperdere le cariche della cavalleria mamelucca.

Attaccò poi di sorpresa il campo nel villaggio di Embebeh (ʿAyn Bābā), e l’esercito egiziano, incapace di organizzarsi, fu facilmente disperso. Messi in fuga i mamelucchi si diressero verso il fiume dove si gettarono a nuoto o su imbarcazioni di fortuna, sempre inseguiti dai francesi che conoscevano la loro abitudine di portare con sé le scorte di oro.

La battaglia fece guadagnare alla Francia Il Cairo e il Basso Egitto. Essa segnò anche la fine, dopo 700 anni, del dominio mamelucco in Egitto, anche se dai primi del XVI secolo esso guidava l’Egitto in veste di feudatario degli Ottomani. I neo-Mamelucchi erano, assieme all’ordine di Malta, distrutti da Napoleone poco prima, le ultime vestigia dell’organizzazione politica e militare rimasta dalle crociate.

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