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Il mito e il fallimento di Rossana Rossanda, “il comunismo ha sbagliato. Ma non era sbagliato”

rossana rossanda

“Mi dispiacerebbe morire per i libri che non ho letto e i luoghi che non avrò visitato ma confesso che non ho più nessun attaccamento alla vita”. Eppure Rossana Rossanda di libri ne aveva letti, scritti, e fatti leggere moltissimi e alla fine l’ha dovuta lasciare la sua bella e lunga vita, 96 anni, gonfi di intelligenza, pensieri, azione, passione, amore per la politica, la cultura, la bellezza, fiducia nella possibilità di migliorare il mondo e delusione per non esserci riuscita. Della sua fine aveva parlato più volte, anche usando l’ironia, come quando propose per se stessa questo epitaffio: “Cari compagni, costei scelse di far la rivoluzione invece che l’università, ma il risultato non si è visto, non riposi in pace”.

Era riservatissima Rossana Rossanda, si concesse in un libro, uscito nel 2005, ‘La ragazza del secolo scorso’, autobiografia e testamento morale insieme, dove scopre anche la sua vita più intima, quella che si stava via via spegnendo nella malinconia. Le note biografiche ufficiali sono invece ricche ed eloquenti: era nata a Pola nel 1924 da una famiglia borghese. Università a Milano, dove incontra Antonio Banfi, il filosofo che orienta la sua militanza antifascista, a cominciare dall’impegno nella Resistenza. Rossanda è stata dirigente del Partito Comunista Italiano negli anni Cinquanta e Sessanta, fino ad essere nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del Pci. E con il Pci viene eletta alla Camera dei deputati nel 1963. Lo stesso partito che nel 1969 la radia assieme ad Aldo Natoli, Luciana Castellina, Lucio Magri, Luigi Pintor.

Poi l’impegno politico continua con il passaggio al Pdup, Partito di Unità Proletaria per il comunismo, ma soprattutto con ‘il manifesto’ che Rossanda fonda con Luigi Pintor, Lucio Magri e Valentino Parlato. Qui ancora politica ma non solo, cultura, passione, militanza. E comincia a nascere il mito di questa brillante ragazza del secolo scorso.

Ma il suo mito non è affar suo, anzi lei si imbarazza, prende le distanze: “I miti sono una proiezione altrui, io non c’entro. Non sono onorevolmente inchiodata in una lapide, fuori del mondo e del tempo. Resto alle prese con tutti e due”. Eppure è proprio il mito che andrebbe indagato, più che il suo curriculum da intellettuale e militante di spicco della storia della sinistra del 900 di cui si sa tutto. Forse è stato il suo profilo di eretica dentro il Pci, le posizioni critiche dopo i fatti dell’Ungheria, ma anche, molti anni dopo, le distanze nette che Rossanda prese dalla svolta della Bolognina avviata da Achille Occhetto, fino all’abbandono anche del suo ‘il manifesto’, nel 2012, tutto questo l’ha sempre tenuta qualche gradino sopra la battaglia politica, e ha contribuito ad alimentarne il fascino appunto. E poi era molto bella, parlava con grande calma, misurando le parole e riempiendole di significato.

Come far capire ai giovani che cosa è stata Rossana Rossanda per i ragazzi della sinistra negli anni 60 e 70? Con un po’ di pudore perché si rischia la blasfemia, si potrebbe definire una specie di ‘influencer’ di alloraFaceva innamorare maschi e femmine, aveva carisma da vendere, pur concedendosi con parsimonia ai media. Un mito quindi, al pari di Lucio Magri, il compagno che Rossana Rossanda volle accompagnare fino all’ultima e più difficile scelta, quella di togliersi la vita in Svizzera: “Lucio era spaventosamente infelice – disse lei -. Aveva di fronte a sè un fallimento politico e pensava di aver sbagliato tutto. Non mi pento di quel gesto. Credo che sia stata una delle scelte più difficili, ma anche profondamente umane”. Quel fallimento bruciava tantissimo: “Non c’è mai stata tanta ineguaglianza nella storia”, aveva detto Rossanda nel 2013, anni in cui il mondo già si era distanziato sideralmente da quello che lei aveva sognato. Eppure è rimasta fino all’ultimo ‘la ragazza del secolo scorso’: “Il comunismo ha sbagliato. Ma non era sbagliato“, ha detto in una recente intervista, scrivendo forse il suo epitaffio più eloquente.

fonte: AgenziaDIRE.it

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