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CONTE SE CI SEI BATTI UN COLPO

conte lacrime

In questi giorni il numero delle persone ricoverate nelle terapie intensive in tutta Italia ha raggiunto la stessa cifra che l’11 marzo fece scattare il lockdown nazionale. Non è un caso infatti che è proprio delle ultime ore l’appello dei 100 scienziati nei confronti del Presidente del Consiglio e della Repubblica ad adottare da subito misure più forti ed incivise per fermare l’esplosione dei contagi. Misure che, vale la pensa ricordarlo, anche se venissero introdotte da questo momento avrebbero il loro effetto soltanto tra due/tre settimane. Come avvenne durante la prima ondata quando, dal momento del lockdown al contenimento dei numeri, bisognò attendere il mese successivo.

Il motivo per cui siamo arrivati a questa situazione, dopo un periodo relativamente tranquillo che aveva fatto sperare a tutti che l’emergenza potesse essere finita nella sua forma più critica, è stato probabilmente una mancanza di comunicazione e di informazione corretta che nel corso degli ultimi mesi ha contribuito solamente a confondere le persone ed a generare inutili allarmismi in contrapposizione a dei convinti negazionismi. C’è da dire che se si vuole trovare una finestra di verità in ciò che sarebbe poi accaduto, bisogna tornare proprio ai primi giorni dell’emergenza, quando si era già detto che il virus sarebbe stato stagionale, che il caldo lo avrebbe indebolito per carica virale, che si sarebbe dovuto attendere un vaccino e che ci sarebbe stata una seconda ondata, parimenti ad altre epidemie, probabilmente più violenta della prima. Da lì in poi, a causa forse del fatto che i media tutti i giorni per dei mesi hanno dovuto parlare di covid, si è cominciato a smentire e confermare dichiarazioni contrastanti, anche degli stessi scienziati, e non ci si è capito più nulla.

La situazione attuale va presa assolutamente sul serio. Basti pensare che in questi giorni anche i più pessimisti sono stati smentiti dalle loro stesse previsioni, perchè non lo erano stati abbastanza. E’ il caso del professor Ricciardi che soltanto una settimana fa aveva previsto 16mila contagiati in un giorno entro Natale, risultando forse eccessivo, e smentito invece da lì a poco avendo già adesso superato quel dato. Bisogna poi tenere conto che l’inverno non è ancora cominciato, ci sono altri due mesi di autunno, e che la speranza si possa attendere in tempi brevi un vaccino (come ammiccato dallo stesso Conte) non deve essere tenuta assolutamente in considerazione. L’incertezza che questo possa essere realmente efficace, la disponibilità soprattutto nei primi mesi e la capacità di distribuirlo all’intera popolazione (che sarebbe protetta da un mese dalla prima iniezione) devono allontanare false illusioni. Inoltre è da capire se realmente copra da future nuove reinfezioni, se sarà necessario fare più richiami in in anno e, nel caso, se sarà nel lungo periodo una cosa strutturalmente sostenibile.

A fronte di questa situazione ciò che sta mancando di più in queste settimane è quella figura che nella prima ondata è riuscita a tenere unito il Paese, a stringere attorno a sé preoccupazioni e speranze, a condividerle in modo sempre trasparente e schietto, come da lui stesso rivendicato. L’impressione infatti è che a questo giro il Presidente del Consiglio manchi di sincerità e di sintonia con i cittadini. Come se volesse nascondere qualcosa o non potesse fare diversamente.

E’ comprensibile che in questa seconda ondata non possiamo permetterci gli azzardi della prima. L’economia, oltre che la tenuta sociale, sono adesso molto più a rischio considerando che alcune risorse pubbliche sono già state impiegate e a livello privato molti si sono già indebitati per coprire le mancate entrate degli scorsi mesi. Ma fondamentalmente se a marzo-aprile il sistema Paese ha retto, è proprio perchè questa tragedia è stata il più possibile condivisa da tutti. Per questo, oltre ad una comunicazione più schietta, la cosa fondamentale è non scaricare le responsabilità sulle regioni o addiritttura (come previsto nella bozza dell’ultimo dpcm, poi cancellata) sui sindaci e quindi sui singoli comuni. Soltanto uniti si riesce ad affrontare questi momenti difficili, situazioni nelle quali gli italiani riescono a dare il meglio di sé, ma soltanto se hanno una guida forte a dirgli cosa devono fare. Al momento sembrano lontani i tempi in cui il Premier di commuoveva in tv pensando alle vittime della prima ondata e in cui appariva al mondo come l’antitesi dei negazionisti alla Trump o alla Bolsonaro. Se infatti non si può neanche adesso paragonarlo a questi ultimi, lo si potrebbe pertanto definire un indifferentista.

L’impressione è che il Covid19, nella sua manifestazione pandemica, durante la prima ondata ci ha dato la possibilità ed il tempo di cambiare paradigma “con le buone” e ci è stata concessa anche una tregua durante i mesi estivi per iniziare a farlo, ma non avendo colto questa occasione, avendo pensato principalmente a porre dei rimedi momentanei per ripartire da dove eravamo rimasti piuttosto che cambiare, ci chiederà a questo giro di farlo “con le cattive”.

Filippo Piccini

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