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24 novembre 1914: Mussolini espulso dal Partito Socialista Italiano

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La sezione milanese del Partito Socialista Italiano chiede di espellere Benito Mussolini in disaccordo sulla sua tesi di intervento italiano nella Prima Guerra Mondiale al fianco dei Paesi della Triplice Intesa.

La sua esperienza nel partito cominciò a partire dal gennaio 1910, quando divenne segretario della Federazione socialista forlivese e diresse il suo periodico ufficiale “L’idea socialista”, settimanale di quattro pagine (ribattezzato da Mussolini stesso “Lotta di classe”). Cominciò inoltre a collaborare con la rivista socialista “Soffitta”.

A Forlì Mussolini conobbe Pietro Nenni, all’epoca segretario della nuova Camera del Lavoro repubblicana, nata dopo la frattura tra repubblicani e socialisti. Insieme a Nenni partecipò il 27 settembre 1911 ad una manifestazione contro la guerra con l’impero ottomano per il possesso di Cirenaica e Tripolitania, per la quale vennero processati e condannati entrambi ad un anno di reclusione che scontarono nella stessa cella nel carcere di Bologna. Mussolini aveva definito l’impresa coloniale africana di Giovanni Giolitti un “atto di brigantaggio internazionale”; aveva inoltre definito il tricolore “uno straccio da piantare su un mucchio di letame”.

Nel luglio del 1912 entrò nella direzione nazionale del partito, dopo aver presentato una mozione di espulsione nei confronti di alcuni esponenti riformisti con l’accusa di “gravissima offesa allo spirito della dottrina e alla tradizione socialista”, che venne accolta.

Grazie agli ultimi eventi ed alle sue qualità di brillante oratore, nel novembre 1912 divenne esponente di spicco dell’ala massimalista del socialismo italiano e giunse alla direzione dell'”Avanti!”, organo ufficiale del partito.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale interpretò con fermezza la linea non interventista dell’Internazionale Socialista. Mussolini era del parere che il conflitto non potesse giovare agli interessi dei proletari italiani, bensì solo a quelli dei capitalisti.

Nello stesso periodo, all’insaputa dell’opinione pubblica, il Ministero degli Esteri stava avviando un’operazione di persuasione negli ambienti socialisti e cattolici per ottenere un atteggiamento favorevole verso un possibile intervento dell’Italia in guerra. Ci fu anche chi avviò contatti diretti con il direttore dell'”Avanti!” per portarlo sul fronte interventista: Filippo Naldi, “faccendiere” con numerosi agganci tra gli ambienti finanziari e il giornalismo, e direttore del bolognese “Il Resto del Carlino”.

Il 18 ottobre, mutando esplicitamente la propria originaria posizione, Mussolini pubblicò sulla Terza pagina dell’Avanti! un lungo articolo intitolato «Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante», in cui rivolse un appello ai socialisti sul pericolo che una neutralità avrebbe comportato per il partito, cioè la condanna all’isolamento politico. Secondo Mussolini, le organizzazioni socialiste avrebbero dovuto appoggiare la guerra fra le nazioni, con la conseguente distribuzione delle armi al popolo, per poi trasformarla in una rivoluzione armata contro il potere borghese. La nuova linea non venne accettata dal partito e nel giro di due giorni Mussolini rassegnò le dimissioni dal giornale.

Grazie all’aiuto finanziario di alcuni gruppi industriali (ancora con la mediazione di Filippo Naldi), Mussolini riuscì rapidamente a fondare un suo giornale: “Il Popolo d’Italia”, il cui primo numero uscì il 15 novembre 1914. Dalle colonne dello stesso Mussolini attaccò senza remore i suoi vecchi compagni. Col partito era rottura: il 29 novembre la direzione nazionale ratificò la richiesta avanzata cinque giorni prima. Mussolini venne espulso dal PSI.

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