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DIARIO DEL CORONA WORLD

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Nelle scorse settimane il premier Conte, per descrivere la situazione attuale e cercare di incoraggiare gli italiani, ha definito il periodo in cui stiamo vivendo una sorta di ‘Corona world’, evocando una specie di mondo parallelo nel quale siamo finiti e dal quale prima o poi usciremo.

In questo mese, cari lettori di VirgoletteBlog, abbiamo assistito alla Seconda ondata nel nostro Paese, ma anche al suo calmierarsi dopo il picco di quasi 41mila nuovi contagi (più tutta una serie di altri parametri) raggiunto a metà novembre.

E’ avvenuta anche la discutissima elezione del presidente degli Stati Uniti d’America che ha visto battere tutti i record; sia quelli di affluenza alle urne e di numero di voti presi da parte del presidente eletto (Biden, come mai accaduto prima, ha superato gli 80 milioni di voti), sia il record infranto della dignità perduta del personaggio sconfitto e, con lui, si spera anche di tutto quell’architrave di pensiero che gli è ruotato attorno, fatto di sovranismo e suprematismo, che ha preferito alimentarsi di fake news piuttosto che di fatti concreti. Lo spettacolo indegno di un presidente degli Stati Uniti che si rifiuta di accettare una sconfitta e che, prima che ai suoi elettori e ai cittadini americani, mente a se stesso. Dopo i primi annunci di brogli infatti è passato alle vie legali e laddove gli hanno accettato i ricorsi ha scoperto che a fronte dei riconteggi il suo avversario aveva ricevuto anche più voti di lui.

Non può neanche essere passata in secondo piano in queste ultime settimane l’apertura del centrodestra al Governo, ad opera del proprio ‘nuovo ex-leader’ Silvio Berlusconi, che ha di fatto emarginato i suoi alleati all’angolo destro, nonostante contino più voti, salvo poi convincerli a collaborare anche loro. Evidentemente il buon vecchio Silvio ha fiutato che per i sovranisti e i populisti non ci sarà molto spazio nei prossimi anni, durante i quali l’Europa tornerà protagonista, ma anche le competenze e la real politik, ed ha deciso di rimettersi in gioco. Bisognerà vedere se si tratterà soltanto di aiutare l’esecutivo in questi mesi difficili, magari accedendo alla gestione delle risorse del Recovery Fund, o se sarà l’apertura ad una sua possibile candidatura alla Presidenza della Repubblica nel 2022, ammesso che per motivi giudiziari gli sarà concesso farlo.

Nel frattempo ci stiamo addentrando nel lungo inverno pandemico con il virus che è sempre pronto a prenderci di sorpresa e a tornare a galoppare, con il freddo vero che deve ancora arrivare e gli ospedali che sono attualmente già praticamente sulla soglia di saturazione. Le regioni si stanno affrettando a riaprire tutto o quasi, in vista anche del Natale, probabilmente rischiando di ricadere per la seconda volta nell’errore avvenuto questa estate.

La speranza attuale, così come ripetuto diverse volte, è soltanto il vaccino. Ma anche qui bisogna entrare nel merito di cosa significhi veramente. Dovrebbero essere vaccinate tantissime persone per sortire effetti, alcuni scienziati dicono almeno il 60-70% della popolazione, considerando poi che non tutti i vaccini sono sterilizzanti, anzi al momento sembra che soltanto uno lo sia e non è neanche confermato. Questo significa che si può essere comunque infettati da una persona vaccinata e inoltre, se le coperture sono del 90-95%, vuol dire che quasi una persona su 100 potrà ugualmente ammalarsi in modo sintomatico e non. Date le cifre del contagio sulle quali si sta ragionando, si capisce che ciò non è irrilevante e che dovremo continuare a fare questa vita ancora per un po’.

Considerando che nel nostro Paese le persone non si sono fidate nemmeno a scaricare l’app Immuni sul proprio cellulare, dubito che saranno benvolentieri disposte a farsi iniettare un vaccino di cui poco si conosce, soprattutto per le tempistiche stringenti dettate dall’emergenza con cui è stato convalidato. In particolar modo per quelle che saranno le prime dosi. Credo che a questo punto sia molto più logico sperare che sarà il virus stesso a mutare diventando meno aggressivo e più simile ad un’influenza (come è avvenuto già per altri virus pandemici) lasciandoci quindi fuori da una situazione di emergenza che potrebbe perdurare da qui ai prossimi due anni. Termine entro il quale è evidente sarà tutto diverso e ci saremo forse resi conto che nonostante tutti i nostri sforzi, scientifici e non, siamo sempre in balia della natura e dobbiamo ad essa adeguarci di conseguenza.

Filippo Piccini

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