12 gennaio 1848: Palermo insorge contro i Borboni

palermo 1848

Inizia la protesta antiborbonica. La prima città ad insorgere è Palermo dove i moti sono guidati da Rosolino Pilo e Giuseppe La Masa, che hanno deliberatamente scelto di dare vita alla rivoluzione siciliana nel giorno del compleanno di Ferdinando il re de delle Due Sicilie (nato nel 1810 a Palermo durante l’occupazione napoleonica del Regno di Napoli).

La rivolta del 1848 beneficiava dell’appoggio inglese e francese, manifesti e volantini erano entrati in distribuzione tre giorni prima che le azioni rivoluzionarie prendessero il via; nei giorni che le precedettero venne affisso un manifesto per le strade di Palermo che esortava i cittadini a partecipare:

Siciliani! Il tempo delle preghiere inutilmente passò, inutili le proteste, le suppliche, le pacifiche dimostrazioni. Ferdinando tutto ha spezzato. E noi popolo nato libero, ridotto fra catene e nella miseria, ardiremo ancora a riconquistare i legittimi diritti. All’armi figli della Sicilia! La forza dei popoli è onnipossente: l’unirsi dei popoli è la caduta dei re. Il giorno 12 gennaio, all’alba, segnerà l’epoca gloriosa della universale rigenerazione. […] Chi sarà mancante di mezzi ne sarà provveduto. Con questi principi il cielo seconderà la giustissima impresa. Sicilia, all’armi!

Nelle altre città dell’isola, avvennero diverse sollevazioni in maniera spontanea: il secondo dei capoluoghi ad insorgere fu quello di Girgenti, il 22 gennaio; il 29 gennaio Catania e lo stesso giorno insorsero pure Messina e Caltanissetta. Il 30 gennaio fu la volta di Trapani, mentre il 4 febbraio anche Noto si unì alla ribellione. Al Comitato generale siciliano di Palermo a fine mese arrivarono le adesioni di oltre 100 comuni dell’isola, che avevano aderito alla rivoluzione.

L’esercito borbonico, capitanato dal Luogotenente generale di Sicilia, Luigi Nicola de Majo, Duca di San Pietro, oppose una debole resistenza e si ritirò dall’isola. Messina e Palermo, tuttavia, furono luogo di aspri combattimenti durante la ritirata dell’esercito.

Il 23 gennaio si riunì a Palermo il Comitato Generale, che dichiarò la monarchia borbonica ufficialmente decaduta. Il governo rivoluzionario di Ruggero Settimo aveva inviato una delegazione a Torino per offrire la Corona a un Principe sabaudo. I tentativi però di eleggere nuovo re di Sicilia Ferdinando Alberto Amedeo di Savoia non riuscirono per il suo rifiuto in quanto impegnato nella prima guerra d’indipendenza.

Nei primi mesi del 1849, l’Esercito delle Due Sicilie da Messina preparò la riconquista dell’isola, con un contingente di 24.000 uomini comandato da Filangieri. Il 28 febbraio 1849, Ferdinando II indirizzò un proclama ai siciliani, promettendo un nuovo statuto per l’isola, ispirato a quello del 1812 e un proprio parlamento, che indusse però il governo palermitano in un primo momento a respingerlo, salvo poi accettarlo il 14 aprile dello stesso anno e, il 15 maggio 1849, Filangieri prese possesso di Palermo.

Cadendo Palermo, cadde l’intera isola e le speranze di continuare con uno Stato indipendente svanirono definitivamente. Ruggero Settimo, tra i 43 patrioti esclusi dall’amnistia, fu costretto a rifugiarsi a Malta dove venne ricevuto con gli onori di un capo di Stato. Tornò dall’esilio nel 1861 e divenne Presidente del Senato del neonato Regno d’Italia: carica che mantenne fino alla sua morte nel 1863.

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