9 marzo 1973: lo scandalo intercettazioni telefoniche

cignetta andreotti fanfani

Nel corso dell’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche abusive, vengono scoperte 5 microspie sulle linee telefoniche del Quirinale e della Corte costituzionale. L’ex presidente di quest’ultima, Giuseppe Branca, rivela inquietanti riscontri: “La Corte è sotto sorveglianza telefonica” dei servizi segreti; altrettanto affermano alcuni rappresentanti del governo e i segretari di partito dell’opposizione.

Due giorni prima era stato arrestato il dirigente del ministero degli Interni, Walter Beneforti, oltre al detective privato Tom Ponzi.

Clamoroso fu l’arresto proprio di questi due personaggi. Tom Ponzi fu accusato di aver pianificato una vasta rete di intercettazioni non autorizzate ai danni della Montedison e di alcuni esponenti politici. Riuscì a fuggire a Nizza prima dell’arresto, dove rimase sei anni. Tornato in patria, fu assolto con formula piena nonostante gli fu ritirata la licenza di investigatore e non riuscì più ad ottenerla.

Walter Beneforti era invece impiegato agli affari riservati quando nel ’60 era ministro degli Interni e capo del governo Fernando Tambroni, l’uomo che Fanfani nello stesso novembre di quell’anno accusò senza mezzi termini di essersi schierato, lui e il suo governo, con gli estremisti di destra. Infuocata fu la risposta di Tambroni alla Camera in cui accusò Fanfani di aprire le porte al comunismo proprio mentre si preparavano i “rossi” a destabilizzare il Paese con l’asse Mosca-Togliatti.

Lo scandalo era già esploso per la prima volta il precedente 8 febbraio, quando emerse che i servizi segreti intercettavano circa duemila linee telefoniche tra le quali quelle di numerosi esponenti del Pci e di Giulio Andreotti.

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