Solitary Man // Koppelman, Levien

solitary man copertina film

Alcuni film non possono solo essere visti, magari con sciatta disattenzione, ma anche sentiti. Questo è il caso di Solitary Man, film del 2010, diretto da Brian Koppelman e David Levien. In Italia la pellicola, pur vantando un cast di prim’ordine con nomi come quelli di Michael Douglas, Susan Sarandon e Danny DeVito, non è uscita nelle sale, fattore questo che ha sicuramente contribuito a oscurarne la fama.

Solitary Man è la storia di un uomo, Ben Kalmen (Michael Douglas), che lastrica la propria esistenza di scelte sbagliate. Un uomo all’apice del successo e dallo spirito apparentemente inattaccabile che si ritrova incapace di affrontare l’idea di poter essere malato. Questo nodo cruciale modifica, o accende, in Ben qualcosa nel suo carattere spingendolo a cambiare totalmente rotta morale. Da uomo d’affari scrupoloso a truffatore, da marito fedele a traditore, da padre amorevole a genitore disinteressato. Tutto questo avrà un effetto devastante sulla vita di Ben, portandolo a perdere tutto quello che un tempo aveva un significato.

Il film, apparentemente, ruota intorno a un uomo scellerato e dalla dubbia moralità. Un uomo criticabile e per cui è quasi impossibile provare empatia. In realtà, dietro questa spiegazione spicciola, si nasconde un individuo che teme il confronto con la propria mortalità e con il trascorrere del tempo. Ben è lo specchio in cui si riflette la società moderna, affamata di successo e sempre più arida.

Lo sfacelo della vita di Ben potrebbe essere arrestato dall’amore della figlia, del nipotino e anche da quello dell’ex moglie, figure che nonostante tutto continuano a essere una costante solida nel suo universo al collasso. Eppure, Ben si ritrova incapace di tornare sui propri passi, incapace di mollare la presa su quel qualcosa che lo sta distruggendo ma che continua a calamitare la sua energia.

Solitary Man è una moderna discesa verso gli inferi, un viaggio verso un buco nero che risucchia tutta la luce e la materia che finisce nella sua folle orbita.

Il finale, amaro, non conforta lo spettatore bensì lo lascia in balia del dubbio. Ben è consapevole del tempo che fugge via, degli affetti sinceri che lentamente si allontanano, della solitudine che lo inghiotte sempre più rapidamente ma resta comunque in bilico tra l’accettazione di una vita mortale, come quella di tutti, e l’irresistibile bisogno di sfidare la vita.

Buona Visione

Serena Aronica

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