4 maggio 1861: nasce l’Esercito Italiano

terzo reggimento

Con il decreto (nota n. 76 del 4 maggio 1861) del Ministro della Guerra Manfredo Fanti, viene istituito l’Esercito Italiano: “…d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione d’Armata Sarda”.

I primi impegni del “neonato” Regio Esercito unitario furono difficili e travagliati: da una parte la lotta al brigantaggio nel sud del Penisola e, dall’altra, la Terza guerra d’Indipendenza. Proprio il contrasto al brigantaggio fu il “battesimo del fuoco” per i soldati italiani, difendere il Regno d’Italia dai sentimenti disgregatori covati da alcuni ambienti legati alla Corona dei Borbone fu un impegno importante e gravoso che venne assolto alla perfezione. Questo fece sì che l’Esercito venne visto come uno strumento dei Savoia per imporre con le armi una “colonizzazione” del sud.

Da allora il Regio Esercito ha partecipato, oltre alla Terza guerra di indipendenza, alle campagne coloniali, alla Prima guerra mondiale, alla guerra d’Etiopia, quindi alla Seconda guerra mondiale, dal 1940 dalla parte dell’Asse e dopo l’8 settembre 1943 dalla parte degli Alleati.

A partire dagli anni 1990 l’esercito italiano cominciò ad attraversare una serie di trasformazioni come l’istituzione del ruolo dei volontari in ferma breve (VFB) prima e dei volontari in ferma annuale (VFA) poi. Dall’anno 2000 la partecipazione ai concorsi per l’accesso a tutte le FF.AA fu aperta anche alle donne senza alcuna limitazione di impiego, anche in incarichi di combattimento. In quello stesso anno si ebbe poi la separazione funzionale dell’Arma dei Carabinieri dall’esercito, elevata al rango di forza armata, cessando di essere una specialità dell’esercito, e perdendo la tradizionale provenienza del suo Comandante generale dalle file dell’Esercito.

Con la legge Martino del 2004 e la sospensione delle chiamate al servizio militare in Italia, venne avviata una notevole fase di ristrutturazione e ottimizzazione delle risorse soprattutto umane (la forza operativa passò negli anni da oltre 230.000 a circa 102.000) ne è discesa una concezione delle forze armate e una razionalizzazione del loro impiego completamente nuove e molto più agili.

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