Calcio, per la finale di Coppa Italia via libera ai tifosi con tampone o vaccino

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Il grande calcio torna in pochi mesi in Emilia-Romagna, e da qui lancia a tutta Italia un nuovo segnale di ripartenza dalla pandemia. Dopo quella di Supercoppa disputata lo scorso gennaio, infatti, il Mapei Stadium di Reggio Emilia ospiterà mercoledì 19 maggio la finale della 73esima edizione della Coppa Italia con in palio il trofeo della “Tim Vision cup” conteso tra Atalanta Juventus. È la prima volta nella storia che l’evento si tiene nella città del Tricolore, dopo essersi svolto dal 2008 sempre a Roma. Ma la partita segna anche, dopo diversi mesi di restrizioni per il Covid, il ritorno di parte dei tifosi allo stadio. Una spia del lento ma graduale ritorno alla normalità.

IL DEBUTTO DELL’APP ‘MITIGA’

Il limite fissato è del 20%: si tratta di circa 4.500 spettatori su una capienza complessiva di 23.700 posti dello stadio di Reggio. I biglietti si potranno acquistare secondo le modalità che i club espliciteranno a breve ma, come spiega l’amministratore delegato della serie A Luigi De Siervo, saranno associati per l’ingresso all’esito di un tampone antigenico da effettuare 48 ore prima (una specifica convenzione è già firmata con le farmacie di Federfarma) o a una sorta di “pass vaccinale”. A gestire il tutto sarà una nuova e sofisticata app, chiamata ‘Mitiga‘, che permetterà di preregistrare il proprio biglietto e gli altri documenti richiesti. È in corso in queste ore il confronto con il Governo, in particolare con il ministero dell’Interno, per definire gli ultimi dettagli organizzativi e superare, ad esempio, l’ostacolo imposto dal coprifuoco delle 22.

UNA PROVA GENERALE IN VISTA DEL FUTURO

La partita sarà trasmessa alle 21 su Rai Uno e per i telespettatori (10,2 milioni l’anno scorso) si preannuncia un’esperienza unica. Altra novità assoluta, infatti, sarà l’impiego di ben 30 telecamere, dalle micro negli spogliatoi al drone che sorvola il campo, che documenteranno quindi ogni dettaglio del match. Per la Juventus è la ventesima finale di Coppa Italia; ha alzato il trofeo 13 volte. L’Atalanta lo ha invece conquistato una volta. “Questo territorio si caratterizza non solo per l’ottimismo che tutti riconosciamo ma anche per la concretezza e la capacità di rialzarsi nei momenti difficili, e anche nella lotta alla pandemia l’Emilia-Romagna ha dato un esempio indelebile“, dice De Siervo, spiegando perché la finale del torneo nazionale si disputerà in terra emiliana. “Quando l’anno scorso abbiamo ripreso a giocare allo stadio Olimpico – aggiunge De Siervo – eravamo soli e questa distanza dal pubblico ha pesato molto sulle squadre e sugli atleti. In questo momento abbiamo ottenuto una capienza del 20% e sarà un nuovo battesimo del pubblico per la competizione che porta nel suo nome un significato importante di questo Paese”. Ma, conclude il manager calcistico, “sarà anche ‘una prova generale’ dell’applicazione delle nuove regole che disciplineranno in futuro le competizioni globali”.

IL SINDACO DI REGGIO: “È UN SEGNALE DI SPERANZA”

Aver ospitato “nell’arco di pochi mesi la Supercoppa e la Coppa Italia – dice il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini – è per noi un riconoscimento straordinario, motivo di orgoglio e di onore. È l’occasione per noi per mettere in luce le nostre eccellenze”. Per il sindaco di Reggio Luca Vecchi, il ritorno del calcio che conta è una “ulteriore conferma da parte della città, grazie anche alla qualità del suo stadio, di essere sempre più punto di riferimento dei grandi eventi sportivi nazionali nel calcio e non solo”. Poi “il ritorno del pubblico penso debba essere vissuto come un segnale molto chiaro e positivo di speranza, per la fuoriuscita da questa situazione pandemica”. Il primo cittadino auspica infine che la finale di Coppa Italia “non sia solo un episodio, ma possa rappresentare l’inizio di un percorso”.

UNA PARTE DEGLI INTROITI DESTINATA AGLI OPERATORI SANITARI

Una parte degli introiti spettanti alla Regione Emilia-Romagna per l’organizzazione della finale sarà destinata a dare un “premio” a 150 medici e infermieri, “eroi” della lotta al Covid. Lo annuncia il presidente Stefano Bonaccini: “Crediamo sia giusto dare un riconoscimento a chi sta lavorando da un anno per il bene di tutti rischiando la vita e purtroppo qualcuno l’ha anche persa”, commenta. A decidere le forme in cui le somme saranno redistribuite, aggiunge il presidente, saranno le Ausl.

fonte: AgenziaDIRE.it

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