25 maggio 1961: Kennedy annuncia al Congresso l’uomo sulla Luna

kennedy's speech

Il presidente americano in carica John F. Kennedy si presenta al Congresso il 25 maggio 1961 e propone che gli Stati Uniti “si impegnino a raggiungere l’obiettivo, prima della fine del decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra”. Non tutti erano d’accordo; un sondaggio Gallup indicò che il 58% degli americani era contrario.

Dopo essersi consultato con il vicepresidente Lyndon B. Johnson e con James E. Webb, neoeletto amministratore della NASA, Kennedy conclude che una missione umana sulla Luna, pur essendo un’impresa estremamente dispendiosa e impegnativa, costituisca l’unica possibilità per gli Stati Uniti di battere i rivali sovietici nella corsa allo spazio, che nel frattempo avevano lanciato con successo il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, quasi quattro anni prima, e il 12 aprile 1961, il cosmonauta russo Yuri Gagarin divenne il primo uomo nello spazio.

Fino a quel momento la NASA non aveva ottenuto alcun successo; nessun americano aveva ancora raggiunto l’orbita terrestre (il primo sarà John Glenn nel febbraio del 1962) mentre i sovietici con le navicelle del programma Vostok avevano già effettuato diversi voli orbitali. Raggiungere la Luna sembra quindi una follia.

L’obiettivo individuato da Kennedy fu specificamente dato al programma Apollo della NASA. Nel corso del 1961 Houston fu scelta come sede dello Space center su terreni donati dalla Humble Oil and Refining Company grazie dell’intermediazione della Rice University.

Nel settembre 1962 Kennedy fece una visita di due giorni a Houston per vedere la nuova struttura. Era scortato dagli astronauti Scott Carpenter e John Glenn che gli mostrarono i modelli delle navicelle Gemini e Apollo. Kennedy vide anche Friendship 7, la navicella spaziale Mercury con cui Glenn aveva effettuato il primo volo orbitale americano. Approfittò allora dell’opportunità per tenere un discorso che sostenesse lo sforzo spaziale della nazione.

Il 12 settembre si reca allo stadio della Rice University dove, di fronte a una folla di circa 40.000 persone, studenti universitari, famiglie con bambini, scolaresche, donne e uomini di tutte le età – prende la parola. Le bozze iniziali dell’intervento, scritte da Ted Sorensen, consigliere politico e autore di molti dei testi del presidente, sono successivamente modificate dallo stesso Kennedy. Il risultato è un discorso accorato e vibrante, profondamente retorico, ma anche intenso e appassionato. In trentatrè minuti destinati a entrare nella storia, Kennedy si rivolge al pubblico usando sempre la prima persona plurale. Il soggetto siamo “noi”. Noi americani, noi cittadini, ma anche (semplicemente) noi esseri umani.

«Abbiamo iniziato questo viaggio verso nuovi orizzonti perché vi sono nuove conoscenze da conquistare e nuovi diritti da ottenere, perché vengano ottenuti e possano servire per il progresso di tutti. […] Abbiamo deciso di andare sulla Luna. Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese; non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre.»

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